Professional medical therapy of Children

Non esiste una diagnosi di dipendenza affettiva ma vi sono molte caratteristiche in comune con quella che più comunemente è conosciuta come “Personalità Dipendente”. Nel caso della dipendenza affettiva, le esperienze ricadono all’interno di due categorie:

-Le fantasie romantiche, che aiutano ad attenuare la paura della solitudine e del rifiuto, promettendo “felicità eterna”;

-L’esperienza del legame di attaccamento, che placa la paura, consapevole o inconsapevole, di essere abbandonati e illude di eliminare la solitudine e le carenze nell’autostima.

Nelle prime fasi dell’innamoramento, le persone esibiscono diversi sintomi correlati alle dipendenze, sia da sostanze che comportamentali, tra cui: euforia, astinenza, tolleranza, dipendenza fisica e psicologica, ricaduta. L’amore potrebbe, dunque, essere paragonato a una sostanza d’abuso che crea dipendenza. Trovarsi in una relazione stimola le aree cerebrali legate alla ricompensa, proprio come le droghe; allo stesso tempo, porre termine a una relazione può provocare ansia e depressione. Le risposte emotive, in tutti e due i casi, si legano strettamente alle reazioni fisiche, creando una potente spinta verso l’instaurare o il mantenere una relazione affettiva: la relazione, dunque, diventa l’obiettivo e, allo stesso tempo, la ricompensa, che consentirà alla persona dipendente di ridurre la sofferenza e sentirsi meglio.

L’attaccamento genitoriale e la dipendenza affettiva sono temi importanti nella psicologia dello sviluppo. L’attaccamento è il legame emotivo tra un bambino e il suo genitore o caregiver principale, che è essenziale per la sicurezza, la crescita e la salute mentale del bambino. La dipendenza affettiva, d’altra parte, si riferisce alla dipendenza emotiva di un individuo da un’altra persona, spesso un genitore o un partner romantico .Alcuni eventi del passato sono ricorrenti nel determinare una dipendenza affettiva e sembra molto importante il ruolo di entrambe i genitori o del cargiver del bambino. Solitamente un genitore (o figura di riferimento con la quale il bambino cresce) anaffettivo o con tratti narcicisti non si sintonizza emotivamente con il figlio, è tendenzialmente  ipercontrollante, sminuisce i suoi bisogni e lo giudica negativamente oppure si aspetta che il figlio possa restare al suo servizio. In questo caso l’altro genitore (o figura di riferimento con la quale il bambino cresce), con il suo atteggiamento passivo dà l’impressione di avallare questi comportamenti e il figlio si sente privo di sostegno tendendo a conformarsi a delle aspettative implicite. A volte, ad esempio,  potrebbe esserci stato un genitore depresso o molto malato di cui il/la figli* si è preso cura, andando oltre il suo ruolo, come se ciò gli fosse stato delegato seppur implicitamente. In questo caso l’altro genitore avrà delegato al figli* i suoi compiti di marito o moglie per incapacità emotiva o  relazionale e ciò avrà favorito la sostituzione nel ruolo di accudimento abituando il/la figli*a farsi carico dell’altro senza ricevere alcun sostegno. Se questa modalità viene mantenuta anche da adulti ci si abitua a dare molto in cambio di poco come stile relazionele. Con le dovute eccezioni per i casi estremi, una persona emotivamente dipendente ha la capacità di essere apprezzata, anche se spesso nella coppia si sente insoddisfatta.

La dipendenza affettiva, d’altra parte, può svilupparsi in qualsiasi momento della vita e può essere causata da una mancanza di autostima, traumi emotivi passati o un bisogno di sentirsi amati e protetti. Un buon percorso terapeutico può aiutare a ricostruire il film della propria vita riuscendo a comprendere con maggiore consapevolezza cosa è accaduto e in che modo poter cambiare.