NEVROSI E PSICOSI A CONFRONTO
Le psicosi e le nevrosi sono dei disturbi psichici, caratterizzati da diversa gravità dei sintomi clinici. Le nevrosi sono delle sindromi che causano al soggetto un disturbo di adattamento sociale, ma non alterano il contatto dell’individuo con la realtà. Esprimono una condizione di disadattamento in cui l’individuo dimostra l’incapacità di affrontare le proprie ansie, sviluppando determinati sintomi che però non determinano un profondo squilibrio della personalità come accade invece nelle psicosi.
I disturbi nevrotici sono forme più estreme, più accentuate e persistenti, dei meccanismi di difesa messi in atto nel tentativo di superamento dei conflitti. Il sintomo prevalente della nevrosi è l’angoscia, ma che talvolta si nasconde dietro altre manifestazioni. E’ possibile distinguere le reazioni nevrotiche in:
-nevrosi d’angoscia, stati d’ansia cronici con frequenti episodi di attacchi acuti di angoscia che possono sfociare in attacchi di panico, durante il quale l’individuo è letteralmente sovrastato dal terrore che qualcosa di terribile stia accadendo, manifestando sintomi fisiologici quali aumento del battito cardiaco, respiro affannoso e toracico, debolezza, tensione muscolare e nausea. Gli stati di tensione sono da considerarsi nevrotici quando costituiscono modalità consuete di risposta a situazioni affrontabili dalla maggior parte delle persone senza grosse difficoltà. Il soggetto nevrotico, pur soffrendo di un profondo senso di inadeguatezza, continua a porsi standard di successo irrealisticamente elevati e a provare frustranti sentimenti di colpa quando non riesce a raggiungerli;
-nevrosi ossessive, caratterizzate principalmente dalla presenza di pensieri ossessivi, ricorrenti e intrusivi, di azioni coatte che spingono il soggetto a ripetere determinati rituali. Pur riconoscendo l’irrazionalità della propria condotta il soggetto si mostra incapace di controllarla. Le ossessioni più comuni riguardano la sfera sessuale e i tabù in generale, l’aggressività, l’igiene e la salute in generale, contenuti mistici;
-fobie, ovvero paure di determinati oggetti o eventi che non rappresentano un pericolo reale . Tipiche sono le paure dei luoghi chiusi (claustrofobia), della folla (oclofobia), degli animali (zoofobia) del buio (nectofobia) e dei luoghi alti ( acrofobia). Nelle fobie, la paura che insorge a causa di un oggetto specifico può essere schivata evitando lo stimolo;
-forme di isteria di conversione, in cui si manifestano sintomi fisici senza alcuna causa organica, che possono essere di natura sensoriale, di ordine motorio, di tipo viscerale. Il soggetto che ha questa forma di isteria cerca di risolvere un problema attraverso la malattia, convertendo l’angoscia in sintomi fisici.
E’ probabile che i disturbi nevrotici rappresentino forme esasperate di quei modelli di risposta che il bambino apprende durante il corso della propria infanzia attraverso l’interazione con le figure significative del suo ambiente.
Al contrario, le psicosi causano il distacco dell’individuo dalla realtà e il ritiro nel mondo interiore. La psicosi rientra a pieno nella descrizione di malattia mentale poiché il paziente presenta una grave alterazione della personalità, spesso accompagnata da processo di pensiero disturbati fino a giungere al delirio o alle allucinazioni. E’ possibile distinguere le psicosi in organiche (sintomi riconducibili ad una causa fisiologica nota) e in funzionali (disturbi di origine psicologica). Quindi le psicosi sono dei disturbi psichici più gravi delle nevrosi.
Le due forme principali di psicosi funzionale sono:
-la psicosi maniaco depressiva, è caratterizzata da oscillazioni del tono dell’umore che fluttua dall’intensa euforia alla profonda malinconia. Nello stadio depressivo più grave il soggetto diventa completamente apatico e perde ogni interesse per la vita. E’ probabile che esista una predisposizione genetica alla psicosi maniaco-depressiva.
-la schizzofrenia, è segnata da una dissociazione fra i diversi aspetti del funzionamento della personalità, in particolare della separazione dei processi del pensiero dalle emozioni. Quando questa patologia insorge lentamente, si verifica un deterioramento progressivo della capacità di adattamento con scarse possibilità di guarigione. Tra i vari sintomi possiamo riscontrare: disturbi dell’affettività, indebolimento dell’interesse nutrito nei confronti della realtà circostante, deliri e allucinazioni, comorbidità con l’autismo, deliri e allucinazioni, comportamento bizzarro. In questa patologia ha importanza il fattore genetico in quanto vi è ereditarietà.
La teoria del modello funzionale spiega che a partire dalla vita intrauterina, le successive modalità di allevamento durante i primi mesi di vita e le relazioni interpersonali nell’ambito familiare costituiscono elementi fondamentali nel determinare l’insorgere di alcuni sintomi tipici della malattia come l’astrazione dalla realtà e l’isolamento sociale. Risulta però difficile determinare se l’insorgere della malattia sia stata causata dalla relazione genitore-figlio o se questo non costituisca una risposta ad anormali modalità comportamentali.